mercoledì 25 marzo 2015

Pendolarismi. Il 'gagà' da scompartimento

Lo incrocio spesso sulla Frecciabianca diretta a Milano. È un pendolare, come me, di quelli che scendono a Bologna. Uno 'riottoso'. Che quando si siede dove capita - visto che i pendolari non hanno nell'abbonamento posti prenotati - poi sbuffa, quando arriva il legittimo proprietario del sedile. E sbuffa è un eufemismo. Oggi, a chiedergli il posto è una leggiadra fanciulla. Una modella, diretta a Milano. Altissima, ancor di più per il tacco chilometrico. Gli sorride, indica il posto e dice "sarebbe il mio". "Subito", si alza con movenze da consumato 'gagà'. "Ecco qua. Ma prego, tutto suo. La posso aiutare con il bagaglio?". "Grazie, fa lo stesso, lo appoggio a terra", replica la ragazza. "A terra, ma si figuri. Poi si sporca, no no no. Ci penso io, sono qua apposta". Si alza sulle punte per sistemare il bagaglio sulla rastrelliera, non senza fatica, poi sfodera un sorrisone. "Bene, tutto a posto. Allora buon viaggio, se ha bisogno di qualcosa, sono qui, chieda pure...". Fa due passi, lancia il suo zaino su un sedile vicino, quasi colpendo il ragazzo seduto a fianco. "Eddai - gli biascica - spostati un poco che non ci passo, ca@%£". Idillio finito.

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