giovedì 12 novembre 2015

Domenica pomeriggio. Sotto il sole di una Bologna 'blindata'

Il mio mestiere, talvolta, regala squarci di vita interessante. Spiazzante, talvolta. Domenica pomeriggio. Su uno dei viali di Bologna - all'altezza della sede di Hera, metro più metro meno - due cordoni di poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa chiudono una porzione di strada. In mezzo un gruppo di giovani dei collettivi, sparpagliati per le vie della città a contestare l'adunata leghista in Piazza Maggiore. Tutti fermi, agenti e manifestanti, per un bel po': minuti, mezze ore, orette piene. Piantati lì, come statuine del presepe. In attesa di un ordine, dall'alto, per sciogliere quel nodo, stretto sul Viale e che comincia a pesare sulle gambe dei controllati e dei controllanti. Dall'altoparlante piazzato sul furgoncino dei giovani, parte la colonna sonora militante, tipica di ogni manifestazione di strada. Poi, con il passare dei minuti, si da fondo all'intera discografia per arrivare alle sigle dei cartoni animati - compresi Dragon Ball e Jeeg Robot - e  ai balli di gruppo. Che i ragazzi, per ingannare il tempo, non disdegnano. Mentre poliziotti e carabinieri si slacciano il casco. "Ma quando è che ci liberate, cos'è,  una ripicca?", chiede un manifestante a un poliziotto. "Guarda, aspettiamo che ci dicano qualcosa - replica -, noi siamo qui come voi. Ad aspettare..". Vicino al cordone di agenti si avvicinano ragazzi e ragazze. Molti giovanissimi. Scambiano due parole con i giornalisti. Fermi, pure loro.  'Non pensi sarebbe stato meglio ignorarlo Salvini, usare l'ironia invece della contestazione plateale che mi pare gli faccia gioco?', avanzo. "Mah, cosa vuoi - risponde un ragazzo - in qualche modo bisognava contestare questo comizio proprio qui a Bologna. È difficile organizzare una presenza, con tutte queste costrizioni - allude all'ingente schieramento di forze - figuriamoci organizzare l'indifferenza generalizzata. Comunque - taglia corto - in passato, quando esisteva un partito vero, a un Salvini non sarebbe neanche venuto in mente di scegliere questa città per un comizio in piazza.  Ma te lo immagini, un partito vero che consegna Bologna?". Molti annuiscono. "Già, un partito vero..- sorride un altro ragazzo -: io sono qui come semplice cittadino, non so neanche a quale collettivo appartengano gli altri. L'indifferenza generalizzata mi piace ma è utopica: come fai a essere indifferente mentre in Piazza Grande parlano di ruspe,  fanno il saluto romano, dai...". A pochi passi di distanza gli agenti restano nei ranghi. "Possiamo andare adesso? - urla una ragazza - siam qui da un bel po', la pazienza finisce...". "Si vede che non sei sposata o hai figli - dice un agente - sai che pazienza ci vuole...andremmo via volentieri, ma tocca aspettare". I più vicini ai giornalisti, in attesa di novità, scambiano qualche battuta. "Siamo stanchi anche noi - racconta un uomo della 'celere' -  ieri eravamo n uno stadio di una città del Nord per un anticipo del campionato di A, oggi qua, domani in una altra città del Nord". Sempre "per garantire l'ordine pubblico", si tratti di una "manifestazione di strada, una partita, un concerto". Racconti di una vita avanti e indietro per l'Italia. "Bella città Bologna, hanno inaugurato da poco una strada del jazz, vero? - chiede un agente -: tempo fa ho suonato jazz qui". Non vi si immagina senza tutto l'armamentario, obiettano un paio di giornalisti, men che meno a suonare. "Eh - conclude un altro agente - un sera, dopo un pomeriggio di servizio, con alcuni colleghi siamo andati a cena, cambiati Una signora, che ci aveva visto prima ci ha guardati bene e poi stupita: 'ma guarda siete come tutti gli altri...'".

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