lunedì 14 dicembre 2015

La breccia

Non sarà la 'Breccia di Porta Pia' che ha cambiato il mondo e i rapporti di forza sino ad allora conosciuti. Ma il ping-pong tra Twitter e Tv tradizionale andato in scena ieri sera, rischia di portare il mondo della comunicazione, almeno in Italia, su terreni incogniti. Nuovi e stranianti. Prima serata. Rai 3.  Report presenta il reportage 'La Trattativa ' incentrato su un presunto affare da un miliardo di dollari dell’Eni per l’acquisizione di una licenza per sondare i fondali marini nigeriani alla ricerca di petrolio. Su Twitter, come ogni domenica, gli spettatori commentano - più o meno sdegnati o avviliti - le immagini che scorrono. Poi il fatto inatteso: online, l'Eni, inizia a ribattere colpo su colpo. Slide, documenti, repliche puntigliose. Ad ogni tema trattato dalla trasmissione, 'zac', un tweet di risposta. Puntuale. Un inedito da 'ste parti. Una piccola 'breccia' - massì, via - nel muricciolo del giornalismo d'inchiesta italiano. Che spiazza pure i tuitteri. Chi, da subito, coglie la novità di un faccia a faccia senza esclusione di colpi e, forse a ragione, lo definisce un 'case history'. Chi stigmatizza gli story teller del 'Cane a sei zampe' che chiedono, ironici, se su Rai 3 vada in onda una fiction. Chi sta con la Gabanelli e i suoi senza se e senza ma. Chi resta spaesato: per la prima volta l'aura di Report viene offuscata. Il Sancta Sanctorum del giornalismo di inchiesta - mai abbastanza lodato per la sua funzione preziosa di watchdog - viene profanato. Da una azienda che ne contesta contenuti e metodi. E che, così facendo, guadagna seguito: tanti, tra un tweet e l'altro, si interrogano sulla trasmissione. Cosa, forse, mai successa prima. E cosa che, inevitabilmente, proietta il mondo della comunicazione in una nuova dimensione. Non tutte le società avranno un team di comunicazione preparato e agguerrito come quello di Eni - che, proprio sullo storytelling legato all'energia ha da poco lanciato un format online molto seguito - ma, ora, segnata la strada, nulla vieta che altre imprese si mettano, come uno stopper o un libero d'altri tempi, a rintuzzare gli attacchi e a rilanciare l'azione magari in contropiede. Mettendo, e non poco, i bastoni fra le ruote al giornalismo d'inchiesta. Che si troverà a giocare una partita su un terreno nuovo. E scivoloso. Mi chiedevo dopo  come si sarebbero mossi gli storyteller delle aziende di Big Oil. Seguendo, ieri le repliche di  a  - ma questo varrà per ogni settore - il quadro è più chiaro: ribattere, ribattere, ribattere. Subito, non dopo. Se possibile anche prima. Infilando, magari a colpi di tweet (ieri se ne sono scambiati senza remore Report, il capo della comunicazione di Eni e il direttore di Rai 3) più di un granellino di sabbia nell'ingranaggio. Se sia cominciata una nuova era si vedrà. Di certo, a 'sto punto, non è più solo il giornalismo a scegliere il campo di gioco. Se così si può dire.

Nessun commento:

Posta un commento