sabato 11 giugno 2016

E boicottala quella palla in angolo...

  Non fosse partita, quella suoneria del telefonino, avrei saltato - addormentato com'ero - la mia stazione finendo a Pesaro o ad Ancona. O, forse, ancora più giù. Invece, bella altina, è partita. Così son sceso dal treno al momento giusto. E mi son pure guadagnato - ma guarda un po' -  un viaggio nei ricordi e nel presente dello sport. Quello raccontato. Fatto di parole e di immagini.
   Già, perché la suoneria del telefonino - sia lodato il suo proprietario - era quella della sigla di Novantesimo Minuto. Quella - quando s'era piccini - che  accompagnava le figurette che, velocissime, entravano nello stadio, mentre i numeri scorrevano dall'uno al novanta, riempiendolo per intero. L'appuntamento irrinunciabile del tardo pomeriggio domenicale. Colorato da Paolo Valenti in studio e da una combriccola di corrispondenti dai campi divenuti - inconsapevolmente - star.
   Personaggi garbati. Dalle inflessioni dialettali più o meno marcate, trasformati dalla consuetudine settimanale, in mezze icone della domenica pallonara: tonino-carino-da-ascoli, o luigi-necco-da-napoli, marcello-giannini-da-firenze, o giorgio-bubba-da-genova, gianni-vasino-da-milano, per dirne alcuni. Tutti a raccontare, agli italiani che aspettavano di vedere i gol, le partite con un taglio sobrio, scarno, diretto. Poco evocativo, men che meno immaginifico, concreto.
   Senza troppi voli pindarici: un terzino è un terzino e crossa, un libero spazza, il portiere para, il regista - il dieci - inventa e il centravanti - il nove o il bomber, al massimo -  fa gol. La difesa a oltranza è il catenaccio e il ribaltamento di fronte è il contropiede. Se si fa gol all'ultimo, si segna in 'zona Cesarini' e basta. Parole semplici, per un gioco, tutto sommato semplice.Da raccontare con efficacia senza tante pretese liriche. Ché, se non si era Gianni Brera, non aveva tanto senso ricamare. Meglio raccontare con competenza e nulla più.
   Un po' il contrario di quello che accade oggi. Tempo in cui la competenza conta il giusto, di fronte alla necessità - diciamo cosi - di emozionare. In cui tutti si sentono legittimati a creare neo-lingue, usando il registro dell'iperbole e tecnicismi più o meno fondati.
   Se possibile l'urlo. Un gol, seppure segnato incespicando nella palla, deve essere annunciato enfaticamente digrignando 'rete, rete, rete, rete, rete'. Oppure è gol, è gol, è gol è gol è gol. Come se le telecamere piazzate ovunque non chiarissero da sole il concetto. La difesa è il gioco senza palla o la fase di non possesso (ma toh), il catenaccio si dice 'cholismo', il contropiede è una ripartenza e poi ci sono i moduli - dal 3-5-2 al 4-4-2, passando per l'albero di natale, il 4-2-4, il 4 -1-4-1 - mentre un centrocampista poliedrico è un tuttocampista e chi fa molto movimento, si muove fra le linee. Ovviamente, dalla vittoria in Spagna nell'82, il Mondiale, si giocasse in Lapponia, è il Mundial, la vittoria di tre titoli (pardon tituli alla Mourinho) il Triplete, di due titoli, il Doble o il Doblete e la vecchia squadra primavera, la cantera. Olè.
   Se si guarda il motoclismo, la cosa più importante, ormai, è il disegno sul casco del pilota con il telecronista, a mo' di aruspice, a scrutarlo con attenzione per capire quale messaggio subliminale il campione voglia dare ai rivali. Poco importa il dato tecnico, la cosa fondamentale, in un sorpasso è l'urlo e se ogni cosa fila per il verso giusto, bisogna mettersi tutti in piedi sul divano. Se no non vale. Calcio, basket, volley o nuoto che sia, imprescindibile è definire tutto irreale, bellissimo, fantasmagorico, memorabile: insomma, quanto siete fortunati voi a vedere tutto questo in Tivvù.
   Senza contare, poi, il desiderio di creare una nuova lingua, un nuovo gergo. Cosi se faceva sorridere, negli anni 80, il lapsus del telecronista locale di basket che  per dire lotta sotto le plance, immancabilmente se ne usciva con lotta 'sotto le pance', esilarante è il commentatore televisivo che si inventa il portiere a 'boicottare in angolo' la palla diretta verso il sette. D'altronde, chi non ha mai sentito un tifoso gridare, allo stadio, '...e boicottala quella palla in angolo...'.

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