domenica 14 agosto 2016

I 'sempregggiovani'




    Loro esistono. Sono dappertutto. Li vedi ovunque: corrono su e giù per le vie della città. ‘Biciclettano’ in lungo e in largo. Camminano a passo veloce – inarrestabili – con o senza bastoncini. Di primissima mattina. Di mattina. Sotto il sole di mezzogiorno, approfittando della pausa-pranzo. A sera. Dopo cena. Appena prima di coricarsi. Sono l’ultima evoluzione della società moderna: i ‘sempregggiovani’.
   Una legione - che si ingrossa di giorno in giorno – di quarantenni o giù di lì, rapiti dal virus del ‘benessere’.  Del ‘wellness’ da raggiungere, preferibilmente, di corsa. Un ‘gorgo’,  in cui – irrimediabilmente - sono finito anche io. Una legione di quarantenni o giù di li, vestiti di tutto punto da capo a piedi – meglio se di fiammeggianti colori fluo -; iperconnessi – con al braccio lo smartphone collegato a Runtastic e simili o al polso l’orologio ‘attaccato’ al Gps – per raccontare al mondo i propri successi. Un ‘gorgo’ dal quale è difficile uscire. Davvero.
   Lo so benissimo che postare su Facebook i chilometri fatti - ogni riferimento allo scrivente non è puramente casuale - non frega assolutamente a nessuno, ma provateci voi a sotterrare l’ego ipertrofico vezzeggiato dai social. Provateci voi. Che se dici ‘vado a correre’ invece di ‘sono un runner’, rischi di essere ‘bell’erottamato’ come un vecchio arnese dell’Ottocento. Se non del Settecento.
   “Una volta – raccontava tempo fa un amico medico – quando si era intorno alla cosiddetta crisi di mezza età ci si buttava sulla macchina sportiva, sul ‘mollo tutto e andiamo all’estero’. Ora ci si butta sulla corsa, sulle maratone, le ultra-maratone, il triathlon. Tutte belle cose. Che fanno pure bene, se non fosse che tante persone, fino all’altro giorno felicemente sedute in poltrona davanti alla tivvù, improvvisamente si lanciano a capofitto nelle competizioni. Si inventano super atleti, nuovi regimi alimentari, magari tirati giù dal Web. Che non vanno sempre bene. E a volte fanno danni. Ma oggi va così”.
   E va per tutti. A Rimini, sul lungomare, di-primo-mattino-mattino-mezzogiorno-primo-pomeriggio-mezzo-pomeriggio-sera-notte è  un gorgogliante brulicare di ‘runner’. Locali e non. Tanti non. Che son lontani i tempi in cui il turista medio, appena arrivato in Riviera, non vedeva l’ora di lasciare la macchina nel parcheggio dell’hotel, farsi dare le chiavi della stanza – spesso la stessa da anni -, passare dal bagnino a prendere lettino e ombrellone e, finalmente, sedersi a tavola per gustare la proverbiale cucina romagnola tra tagliatelle, strozzapreti, tortelli, lasagne, cannelloni. Retaggi del passato. Oggi il turista medio – tra cibi vegan, tofu, grassi banditi – provasse a tuffarsi su quella vecchia Romagna, verrebbe come minimo redarguito da moglie o compagna. Se non dallo stesso albergatore. E magari dal bagnino che in spiaggia, per accontentare i ‘sempregggiovani’, ha tirato su piscine e palestre a cielo aperto.
   Sprofondato nel ’gorgo’, a caricare sul Web - indefessamente - i chilometri di strada percorsi (con tanto di debutto alla Strarimini), in questi giorni festeggio l’anniversario della mia prima Rimini-Riccione-Rimini. Il sogno per un corridore da tempo perso. Finitoo a scoprire pure una curiosa ‘antropologia podistica’.
   Raccontata - giusto dodici mesi fa - così.
   “Ci tenevo proprio ad andare di corsa da Rimini a Riccione e ritorno. Nelle mie fantasie di runner della domenica - che se non dici runner di 'sti tempi sembri irrimediabilmente tagliato fuori - quella di toccare le 'mie' due città veniva rubricata alla voce 'impresa'. Non potevo sapere che, chilometro dopo chilometro, mi sarei imbattuto in una curiosa, estemporanea, analisi antropologica.
Di quelle che ti rimandano indietro ai tempi del liceo. Quando i compagni di classe riminesi, il sabato pomeriggio in centro, ti salutavano con il classico, 'come va lì nella plastic Riccione?' per sintetizzare città-di-plastica-piena-di-fighetti-con-la-puzza-sotto-il naso.
   Inizio a correre di buon ora. Dopo un po', sguardo dritto verso sud, mi sorpassano un paio di corridori attempati ma dal passo da professionisti. Profilo ascetico, canottiera bicolore di non so che gruppo sportivo, pantaloncino taglio anni 80 alla Sebastian Coe, ritmo indiavolato. Un minuto scarso e non li vedo più. Fino a Riccione incrocio giusto due atleti domenicali in strada, come me, senza particolari velleità. In abbigliamento da corsa ma senza strafare, passo regolare.
   Al porto di Riccione, giro di boa prima di iniziare il ritorno verso Rimini, la metamorfosi. Mi imbatto subito in quattro corridori vestiti di tutto punto: magliette dai colori sgargianti con scritto 'Run like a Deejay', con chiaro riferimento all'attività podistica di Linus di Radio Deejay.
   Pantaloncino fluo intonato e scarpe iperprofessionali della stessa sfumatura. Alle orecchie cuffie giganti che manco Balotelli - forse - per ascoltare, chissà, la playlist consigliata da Linus. Sul lungomare, è tutto un via vai di gente in formissima, dall'abbigliamento tecnico inappuntabile. Una signora, in 'total pink' dalla testa ai piedi, porta-telefono al braccio compreso, zompetta leggiadra per non sporcare le scarpine tra una pozzanghera e l'altra, che è cominciato a piovere.
   In cotanta idilliaca perfezione, spiccano un padre e un figlio, che sbuffano, con il babbo a urlare al giovane rimasto indietro con vago accento bergamasco: 'dai, energia, io alla tua età tiravo su muri di mattoni..'. Verso Bellariva, quando vedo sempre più concreta l'impresa, vengo nuovamente sorpassato dai due asceti attempati, probabilmente di ritorno da qualche decina di chilometri in più rispetto a me, e incrocio una umanità varia tra corridori velocissimi e dall'abbigliamento supertecnico, signore che si muovono a passo svelto chiacchierando, anziani con i bastoncini da nordic walking. All'ultimo chilometro, una coppia - marito e moglie un po' oversize - cammina sudatissima. 'Daje amò - la esorta lui dalla parlata romanesca - che in albergo ci aspetta la colazione". Altro che plastic”.

(Immagine tratta da www.triathlontarget.com)

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