venerdì 14 aprile 2017

C'erano una volta i 'padroni del pallone'. Che tutti ricordano

 

   Che poi, alla fine, l'addio di Mister B al Milan, come quello di Moratti all'Inter, sta nell'ordinario dei tempi nuovi. Mezzo calcio inglese, se non di più, è in mano a ricconi arabi, americani, russi. In Francia, il Psg e altri club di peso non parlano transalpino da un po' e pure in Spagna spunta, qua e là, un proprietario straniero. da noi, però, la cosa fa un certo effetto.
   Un po' perché arrivano i cinesi, così lontani (i Pallotta a Roma o i Saputo a Bologna, con quei cognomi da 'paisà' non generano le stesse reazioni), un po' perché, da sempre, alle squadre di calcio leghiamo la figura del padre-padrone che finisce per sovrapporsi al club. Rimanendo ben impresso nella memoria dei tifosi.
   C'è poco da fare. La Juventus, da che mondo e mondo, è la famiglia Agnelli, abbia l'erre moscia dell'Avvocato o la barbetta dell'ultimo rampollo; l'Inter è l'Inter dei Moratti, da Angelo a Massimo e il Milan è di Berlusconi e il suo bel "giuoco".
   Ma, soprattutto, come si fa a scindere il Napoli da Ferlaino (e Maradona); la Roma da Viola (e Falcao); l'Ascoli dal ruspante Costantino Rozzi; il Pisa da Romeo Anconetani e i suoi pacchi di sale anti-jella; il Cesena da Edmeo Lugaresi con il suo italiano immaginifico?
   Figure che incarnavano il profilo delle società, più ancora che calciatori e allenatori. Gente che ha regalato fior di materiale alla 'Gialappa's Band' per incredibili 'interviste possibili'.
   Gente così. di cui tutt'ora ci si ricorda, con piacere. Al di là di gol e vittorie. Ora ci sono i Li Yonghong e gli Zhang. E' il loro tempo. Staremo a vedere, chi se li ricorderà...

(Immagine tratta da tuttocalciatori.net)

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