venerdì 21 agosto 2015

Antropologia podistica

Ah, si. Ci tenevo proprio ad andare di corsa da Rimini a Riccione e ritorno. Nelle mie fantasie di runner della domenica - che se non dici runner di 'sti tempi sembri irrimediabilmente tagliato fuori - quella di toccare le 'mie' due città veniva rubricata alla voce 'impresa'. Non potevo sapere che ieri, chilometro dopo chilometro, mi sarei imbattuto in una curiosa, estemporanea, analisi antropologica. Di quelle che ti rimandano indietro ai tempi del liceo. Quando i compagni di classe riminesi, il sabato pomeriggio in centro, ti salutavano con il classico, 'come va lì nella plastic Riccione?' per sintetizzare città-di-plastica-piena-di-fighetti-con-la-puzza-sotto-il naso. Inizio a correre di buon ora. Dopo un po', sguardo dritto verso sud, mi sorpassano un paio di corridori attempati ma dal passo da professionisti. Profilo ascetico, canottiera bicolore di non so che gruppo sportivo, pantaloncino taglio anni 80 alla Sebastian Coe, ritmo indiavolato. Un minuto scarso e non li vedo più. Fino a Riccione incrocio giusto due atleti domenicali in strada, come me, senza particolari velleità. In abbigliamento da corsa ma senza strafare, passo regolare. Al porto di Riccione, giro di boa prima di iniziare il ritorno verso Rimini, la metamorfosi. Mi imbatto subito in quattro corridori vestiti di tutto punto: magliette dai colori sgargianti con scritto 'Run like a Deejay', con chiaro riferimento all'attività podistica di Linus di Radio Deejay. Pantaloncino fluo intonato e scarpe iperprofessionali della stessa sfumatura. Alle orecchie cuffie giganti che manco Balotelli - forse - per ascoltare, chissà, la playlist consigliata da Linus. Sul lungomare, è tutto un via vai di gente in formissima, dall'abbigliamento tecnico inappuntabile. Una signora, in 'total pink' dalla testa ai piedi, porta-telefono al braccio compreso, zompetta leggiadra per non sporcare le scarpine tra una pozzanghera e l'altra, che è cominciato a piovere. In cotanta idilliaca perfezione, spiccano un padre e un figlio, che sbuffano, con il babbo a urlare al giovane rimasto indietro con vago accento bergamasco: 'dai, energia, io alla tua età tiravo su muri di mattoni..'. Verso Bellariva, quando vedo sempre più concreta l'impresa, vengo nuovamente sorpassato dai due asceti attempati, probabilmente di ritorno da qualche decina di chilometri in più rispetto a me, e incrocio una umanità varia tra corridori velocissimi e dall'abbigliamento supertecnico, signore che si muovono a passo svelto chiacchierando, anziani con i bastoncini da nordic walking. All'ultimo chilometro, una coppia - marito e moglie un po' oversize - cammina sudatissima. 'Daje amò - la esorta lui dalla parlata romanesca - che in albergo ci aspetta la colazione". Altro che plastic.

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